Si è aperta anche a Reggio Emilia la campagna di raccolta del pomodoro da industria.
La qualità della produzione – commenta la Coldiretti reggiana – è ottima e la quantità è discreta anche grazie alla professionalità degli imprenditori nel confrontare la siccità e le avversità climatiche della stagione soprattutto sulle varietà precoci.
«L’alta professionalità degli imprenditori e gli investimenti in mezzi agricoli tecnologicamente avanzati – commenta il direttore di Coldiretti Reggio Emilia Assuero Zampini – garantiscono un’eccellente gestione del prodotto sia in fase di coltivazione che di raccolta. Questo è motivo di garanzia anche per i consumatori che possono contare sul un prodotto italiano qualitativamente elevato soprattutto se confrontato con il concentrato di importazione cinese, aumentate del 680% nel 2015, pari a circa il 10% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente».
«La crisi idrica ha rischiato di compromettere la coltivazione ad inizio della fase di maturazione del pomodoro – commenta Alessandro Guidetti responsabile Coldiretti della zona guastallese. In realtà l’assenza d’acqua, mitigata con l’irrigazione facendo bene superata la fase iniziale, si è rivelata meno dannosa del previsto permettendo al frutto una maturazione di migliore qualità».
«Ad inizio di raccolto – continua Guidetti – è confermata una buona qualità del prodotto e rese inferiori rispetto allo scorso anno indicativamente sulle 70 tonnellate per ettaro, con alcune speranza di arrivare fino alle 90. L’unica nota dolente – conclude Guidetti - è la poca lungimiranza delle industrie di trasformazione che continuano a riconoscere ai produttori un prezzo troppo basso per l’alta qualità della produzione italiana al pari di 80,75 €/t, (pari a 8 centesimi al kg, per far due conti sul costo della passata) ulteriormente sceso rispetto al prezzo dello scorso anno che già aveva subito un crollo di oltre il 10%».
«Aumento record delle importazioni, riduzioni dei prezzi pagati agli agricoltori e taglio delle superfici - continua Zampini – prefigurano infatti uno scenario preoccupante per il prodotto. Un prodotto che va reso trasparente con l’obbligo ad indicare in etichetta l’origine che attualmente vale, in Italia, solo per la passata di pomodoro ma non per il concentrato o per i sughi pronti».
Nel settore del pomodoro da industria a Reggio Emilia la coltivazione di pomodoro da industria è scesa dagli oltre 400 ettari del 2012 a poco più di 130 ettari del 2015, riducendo in tre anni l’occupazione di 20 dipendenti fissi o 50 stagionali solo nella nostra provincia.
9 Agosto 2017
RACCOLTA POMODORO