27 Agosto 2018
POMODORO: ETICHETTATURA D’ORIGINE OBBLIGATORIA

Made in Italy : Origine obbligatoria per il pomodoro

Coldiretti Reggio Emilia: interessati 900 ettari a livello provinciale; produzione da tutelare; a rischio la sicurezza dei consumatori, il reddito dei produttori e l’occupazione.

I prodotti Made in Italy ottenuti con pomodori coltivati e trasformati in Italia – spiega la Coldiretti reggiana – saranno finalmente riconoscibili sugli scaffali dalla dicitura “Origine del pomodoro: Italia”. È quanto afferma Coldiretti Reggio Emilia nell’annunciare che è scaduto il termine di 120 giorni previsto per l’entrata in vigore, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018, del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.
In Emilia Romagna la produzione del pomodoro interessa circa due milioni di tonnellate per una Plv di 150 milioni di Euro, a Reggio Emilia la superficie destinata è di quasi 900 ettari.
«L’obbligo di indicare in etichetta l’origine del pomodoro è una attesa misura di trasparenza per produttori e consumatori – commentano Eugenio Torchio e Assuero Zampini della Coldiretti di Reggio Emilia. Si tutela infatti l’intera filiera. Quest’anno l’importazione di derivati di pomodoro dall’estero è aumentata del 15% rispetto allo scorso anno togliendo spazio di mercato al prodotto italiano e ingannando il consumatori». Secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi ai primi cinque mesi fotografano una invasione straniera di ben 86 milioni di chili provenienti nell’ordine da Stati Uniti, Spagna e Cina.

Le confezioni di tutti i derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia – precisa Coldiretti - dovranno infatti avere d’ora in poi obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:
a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;
b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.
Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.
Per consentire lo smaltimento delle scorte – continua Coldiretti – i prodotti che non soddisfano i requisiti previsti dal decreto, perché immessi sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, possono essere commercializzati entro il termine di conservazione previsto in etichetta.

La nuova normativa entra in vigore mentre si sta concludendo la campagna di raccolta del pomodoro che quest’anno dovrebbe assicurare un raccolto nazionale attorno a 4.750.000 tonnellate, con una buona qualità in termini di gradi Brix, ovvero di contenuto zuccherino, ma rese all’ettaro sotto le medie degli ultimi anni. Si tratta di una attività che – sottolinea la Coldiretti – impegna in Italia una filiera di eccellenza del Made in Italy che coinvolge circa 7.000 imprese agricole, oltre 100 imprese di trasformazione e 10.000 addetti, che esporta 2 miliardi di euro di derivati del pomodoro in tutto il mondo.
L’Italia è il principale produttore dell’Unione Europea. Oggi, secondo le stime della Coldiretti, si consumano in Italia conserve di pomodoro per circa 30 chili a testa all’anno a casa, al ristorante o in pizzeria e ad essere preferiti, sono stati nell’ordine le passate, le polpe o il pomodoro a pezzi, i pelati e i concentrati.

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