15 Luglio 2015
PERE ABATE: L'”ATTACCO” ARRIVA DAL CILE

Pere Abate
L’attacco arriva dal Cile
Coldiretti: arrivate anche a Reggio per guastare il mercato del prodotto locale 

Sbarcano ‘direttamente’, dopo ‘soli’ 12 mila km percorsi, anche nei supermercati e mercati reggiani le pere ‘tipiche’ del Cile.
Lo rileva Coldiretti Reggio Emilia dopo la denuncia di fine giugno dell’arrivo delle pere cilene nelle località di villeggiatura vendute a quasi 4 euro al kg.
«Da una nostra prima ricerca effettuata a Reggio Emilia nei principali punti vendita locali – informa Assuero Zampini direttore della Coldiretti di Reggio Emilia - è presente la pera varietà abate, categoria I, calibro 70, prezzo 2,80 circa al kg. Sarebbe perfetto peccato che manca l’ultima informazione, cioè origine Cile».
Nulla da eccepire se non fosse che questo continuo presentare ad inizio stagione pere di origine cilena, come accade anche per altra frutta, dal gusto insipido danneggia e penalizza il mercato dei nostri produttori locali alla vigilia della raccolta delle pere dell’Emilia Romagna Igp, di alta qualità e coltivate seguendo buone pratiche agricole certificate e riconosciute a livello internazionale.
I territori di Reggio Emilia ricadono nelle 5 aree riconosciute dall’Indicazione Geografica Protetta, insieme a Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna. Questa area produce il 65% dell’intera produzione italiana di pere e coltivate secondo uno specifico disciplinare di produzione volto ad esaltarne i requisiti di qualità e salubrità.
«Le nostre pere vengono raccolte solo al giusto grado di maturazione e commercializzate solo al raggiungimento di un buon grado zuccherino – commenta Vito Amendolara, vice delegato confederale di Coldiretti – garantendo così elevati valori nutrizionali ».
Effetto devastante di questo forte import dai paesi del Sud America, in anticipo di stagione e antecedente la campagna di raccolta locale, è il continuo calo delle superfici coltivate.
La superficie coltivata a Reggio Emilia nel 2014 copriva circa 370 ettari e nel 2015 si registra una diminuzione che fa scendere la superficie coltivata a meno di 350 ettari. La produzione stimata per il 2015 è di circa 100 mila quintali contro gli oltre 110 mila dello scorso anno.
«Ogni due ettari di superficie coltivata a pere estirpata rappresentano un posto di lavoro in meno – conclude Zampini – oltre ad un reddito aziendale sempre più a rischio».

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Approfondisci

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi