2 Marzo 2022
EFFETTI ECONOMICI DELLA GUERRA, BALZO DELLE QUOTAZIONI MONDIALI

Coldiretti Reggio Emilia: produzioni strozzate dal conflitto, aumento dei costi e perdita di spazi di mercato. Come nel 2014 la crisi rafforzerà i falsi Made in Italy all'estero, troncando i rapporti. Si usi il Pnrr per diventare indipendenti sul piano energetico

Gli effetti del conflitto in corso ucraino russo rischiano di aggravare ulteriormente sulle già pesanti difficoltà dell’agricoltura italiano per l’aumento dei costi di produzione, energetici e difficoltà commerciali che si trascinano già dall’embargo del 2014.

«Bisogna tener conto della crisi iniziata nel 2014 – dichiara Albertino Zinanni, direttore della Coldiretti reggiana -  da cui il settore agricolo emiliano romagnolo, così come quello reggiano sono stati colpiti duramente. Già da quel periodo infatti è stata preclusa la vendita di prodotti lattiero caseari, carni e salumi verso la Russia. Lo stesso vale per frutta e verdura. La situazione che oggi si sta aggravando, dura già da anni».

La decisione di imporre sanzioni alla Bielorussia arriva dopo la decisione del premier Lukashenko di mettere l’embargo sui prodotti alimentari Made in Italy.

«Il rischio è di veder proliferare, in Russia e Bielorussia, produzioni di falsi Made in Italy come già avvenuto dal 2014 a oggi – commenta Zinanni. Se si interrompono gli scambi commerciali e si sviluppano delle produzioni parallele all' estero, si arriva a perdere fette di mercato che sarà molto, ma molto difficile recuperare».

la sospensione delle spedizioni commerciali dai porti sul mar Nero dell’Ucraina, a causa della guerra, contribuisce a far volare i prezzi del grano e degli altri prodotti agricoli. L’Ucraina, insieme alla Russia, rappresenta quasi 1/3 del commercio mondiale di grano (29%) ma anche il 19% delle forniture globali di mais per l’allevamento animale e ben l’80% delle esportazioni di olio di girasole.

«L'Ucraina viene definita il 'granaio d' Europa' e noi siamo tra i primi importatori di grano – continua Albertino Zinanni. Idem il mais, che viene usato per nutrire le bovine da latte. Tutto questo incide fortemente sulle imprese, senza contare i costi dell'energia che mettono sotto pressione e non poco i produttori. Prendiamo ad esempio il latte: oggi un litro viene pagato al produttore tra i 37 e i 41 centesimi, con dei costi che sono attorno ai 46 centesimi: in pratica è una produzione sottocosto. Parliamo di latte alimentare e non di quello per il Parmigiano Reggiano, che ha ancora delle quotazioni vantaggiose. Fatto sta però, che tre litri di latte valgono come una tazzina di caffé. Più in generale è noto ormai che le bollette sono raddoppiate e anche le imprese che stanno facendo dei lavori di ampliamento, per esempio con un nuovo capannone, vedono salire i prezzi delle materie prime. Vale per tutto, anche per i fertilizzanti».

La guerra in Ucraina ha dunque anche ripercussioni sulla spesa alimentare degli italiani. Il rincaro dei beni energetici si trasferisce sulla filiera agroalimentare perchè colpisce agricoltori che sono costretti ad affrontare rincari nei costi di produzione.

Se i prezzi per le famiglie corrono, i compensi riconosciuti agli agricoltori e agli allevatori – denuncia Coldiretti – non riescono a coprire i costi di produzione.

Serve – conclude la Coldiretti – responsabilità della intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle e continuare a garantire le forniture alimentari alla popolazione con l’avanzare dei contagi che mette a rischio gli scambi commerciali.

“La guerra sta innescando un nuovo cortocircuito sul settore agricolo nazionale che ha già sperimentato i guasti della volatilità dei listini in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria in alcuni settori ed ha bisogno di un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per le principali commodities, dal grano al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività rispetto ai concorrenti stranieri” conclude il direttore Zinanni nel precisare che “nell’immediato occorre quindi garantire la sostenibilità finanziaria delle aziende con prezzi giusti che consentano agli allevatori di continuare a lavorare”. L Italia ha le risorse, la tecnologia e le capacità per diventare autosufficiente nella produzione del grano e degli altri alimenti e con le risorse europee del Pnrr, si può pensare anche ad aumentare la produzione di energia pulita come possibilità per le aziende di attutire il colpo e diventare più indipendenti.

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