23 Febbraio 2018
CONSUMI: AL VIA LA MOBILITAZIONE #STOPCIBOFALSO

Al via anche a Reggio Emilia la raccolta firme contro l’inganno del cibo “fake” nella spesa, mobilitazione
popolare lanciata in tutta Italia da Coldiretti e Campagna Amica per chiedere al Parlamento
Europeo che i consumatori abbiano la possibilità di conoscere da dove arriva il cibo
che portano in tavola e fermare il cibo falso (#stopcibofalso), proteggere la salute, tutelare l’economia
e fermare le speculazioni e difendere l’agricoltura italiana.
La raccolta delle firme ha preso il via durante gli incontri di Coldiretti con le forze politiche e si
svolgerà fino alla fine di aprile.
I prossimi appuntamenti sono per martedì 27 febbraio al Mercato contadino di Sant’Ilario al
mattino e al Mercato nell’Orto nel pomeriggio.
A rischio “fake” nel carrello della spesa – ricorda Coldiretti Reggio Emilia – c’è un prodotto alimentare
su quattro che non riporta obbligatoriamente l’origine in etichetta, dai salumi alle
marmellate, dai ragù ai sottoli, dal succo di frutta al pane fino al latte in polvere per bambini.
Nonostante i passi in avanti, infatti, permangono ancora ampie zone d’ombra e ogni giorno rischiano
di finire nel piatto alimenti di bassa qualità e origine incerta che mettono a rischio la
salute. Due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati all’estero senza
che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta dove non è ancora obbligatorio indicare
l’origine. È un problema che riguarda in realtà tutti i salumi e anche la frutta trasformata
in generale (dalle confetture alle conserve), l’insalata in busta, il pane o i funghi conservati che
spesso arrivano dalla Cina, paese ai vertici mondiali per gli allarmi alimentari.
La raccolta di firme rivolta al Presidente del Parlamento Europeo viene svolta da Coldiretti e
Fondazione Campagna Amica in ogni farmers’ market d’Italia e on line sui siti www.coldiretti.it
e www.campagnamica.it.
L’indicazione di origine – sottolinea Coldiretti Reggio Emilia – permette di contrastare quelle
imitazioni che ogni anno sottraggono 60 miliardi di euro all’economia dell’Italia, consente di
prevenire le falsificazioni e le pratiche commerciali sleali che danneggiano la nostra economia,
rafforza la lotta alle agromafie e la difesa contro le grandi multinazionali del cibo che hanno
interesse ad occultare l’origine delle materie prime.
L’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica di Coldiretti che con la raccolta
di un milione di firme per la legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge
n.204 del 3 agosto 2004. L’Italia, sotto il pressing della Coldiretti, il 13 febbraio 2018 ha fatto
scattare l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano per la pasta e del riso, ma prima
c’erano stati già diversi traguardi raggiunti: il 19 aprile 2017 è scattato l’obbligo di indicare il
Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per
il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre, a partire
dal 1° gennaio 2008, vige l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.
A livello comunitario – conclude la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne
bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà,
qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione
per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese
di origine in cui il miele è stato raccolto.

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