Ridurre con urgenza il numero di cinghiali e cervi presenti sui territori montani. È quanto chiede la Coldiretti di Reggio Emilia che raccoglie i reclami esasperati di tutti gli agricoltori delle zone montane e collinari che si trovano il raccolto distrutto dagli ungulati presenti in sovrannumero.
«Quest’anno la siccità in montagna ha più che dimezzato il raccolto del foraggio – commenta il direttore di Coldiretti Reggio Emilia Giovanni Pasquali. Quel poco di raccolto che rimane utilizzabile non può essere il cibo degli animali selvatici. Misure urgenti e straordinarie per la cattura dei cinghiali orami sono improcrastinabili».
I danni prodotti dagli ungulati, come cinghiali, cervi e caprioli, da tempo moltiplicati in modo incontrollato ed ormai abitanti delle aree agricole e dei boschi, rendono impossibile portare a termine le coltivazioni e svolgere le normali attività agricole e producono gravi danni che si sommano ai già pesanti costi di produzione che le aziende della montagna devono sostenere.
Piani di controllo e protocolli d’intesa, frutto di incontri tra associazioni agricole, le Atc 3 e 4, il Parco e la Provincia di Reggio Emilia, ancora inefficaci.
Che sia data agli imprenditori agricoli, muniti di licenza di caccia e delle abilitazioni necessarie, l’autorizzazione ad operare sui propri terreni il controllo della specie, secondo i tempi ed i mezzi previsti dalla normativa, oppure richiedere all’Atc di competenza l’intervento di un operatore autorizzato.
«Gli agricoltori stanno compromettendo il loro reddito in attesa che si rendano operativi gli accordi già da tempo presi e condivisi tra tutti gli enti coinvolti – continua il direttore Pasquali. È ora che la Provincia dia corso al protocollo d’intesa per la gestione dei cinghiali e che si pongano delle misure urgenti per contenere questi animali che stanno vanificando raccolti e anni di lavoro».
Pur essendo stata la Provincia di Reggio Emilia in questi anni fortemente impegnata in questa direzione, occorre un ulteriore sforzo e quindi dare attuazione ai protocolli stipulati. Viceversa si chiede al Parco di attivarsi concretamente con interventi che riducano la presenza degli ungulati in eccedenza passando all’azione concreta, rendendo operative le misure condivise e già autorizzate dall’Ispra (Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca ambientale). I cinghiali, in sovrannumero di quattro volte tanto, provocano un danno di oltre 150mila euro per le sole produzioni agricole e i cervi, decuplicati negli ultimi anni, inducono un danno stimato di oltre 200.000 euro.
Se i prati coltivati continuano ad essere gravemente danneggiati dai cinghiali e dagli altri ungulati il rischio è che le aziende agricole non riescano ad arrivare alla produzione del 50% di foraggio aziendale così come richiesto dal nuovo disciplinare del Parmigiano Reggiano, pensato appositamente per incrementare il legame tra prodotto e territorio.
«Basta aspettare che gli ungulati distruggano tutti i raccolti – conclude Pasquali. Protocolli e accordi sono stati fatti ora rendiamoli operativi e garantiamo agli agricoltori delle zone montane almeno l’ultimo sfalcio dei foraggi».