8 Luglio 2021
CINGHIALI ASSEDIANO CITTA’ E CAMPAGNE

+19% branchi nell’anno della pandemia

Coldiretti Reggio Emilia: giovani agricoltori reggiani a Bologna per chiedere la semplificazione della legge sui cinghiali

 

Con l’emergenza Covid, che ha ridotto per mesi la presenza dell’uomo all’aperto, proliferano i cinghiali, con un aumento del 15%, che invadono città e campagne a Reggio Emilia come nel resto d’Italia. È quanto emerge dalla stima di Coldiretti in occasione della mobilitazione di agricoltori, cittadini e istituzioni a partire da piazza Montecitorio a Roma e nelle principali città come a Bologna davanti alla Terza Torre della Regione Emilia Romagna.

«Non è più solo una questione di risarcimenti ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone che va affrontato con decisione - afferma  Maria Cerabona, direttore di Coldiretti Reggio Emilia, presente oggi a Bologna con i propri soci e dirigenti. Serve un piano straordinario concertato tra Ministeri e Regioni, Province e Comuni per uscire da questa situazione di assoluta emergenza».

A Bologna sono oltre 300 i soci agricoltori presenti, guidati dal Presidente regionale Nicola Bertinelli, assieme a rappresentanti delle Istituzioni di tutta la regione.

Moltissimi i giovani agricoltori presenti che hanno messo in scena un flash mob con gli slogan: NOI SEMINIAMO E I CINGHIALI RACCOLGONO - BASTA DANNI NEI CAMPI - STOP AI CINGHIALI.

I branchi – sottolinea la Coldiretti - si spingono sempre più vicini ad abitazioni, distruggono i raccolti, assediano stalle, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con pericoli per la salute e la sicurezza delle persone. In Italia, dopo il lockdown per l’emergenza Covid, i cinghiali hanno raggiunto la cifra record di 2,3 milioni di esemplari.

La situazione è diventata insostenibile nelle campagne con danni per almeno 200 milioni di euro all’anno alle produzioni agricole ma – sottolinea Coldiretti - viene compromesso anche l’equilibrio ambientale di vasti ecosistemi territoriali in aree di pregio naturalistico con la perdita di biodiversità sia animale che vegetale. Senza dimenticare il pericolo della diffusione di malattie evidenziato dallo stesso Piano di sorveglianza e prevenzione per il 2021 pubblicato dal ministero della Salute che ribadisce come i cinghiali abbiano una responsabilità fondamentale per la diffusione della Peste Suina Africana (Psa) e dunque una delle misure necessarie in Italia è la gestione numerica della popolazione di questi animali.

L’azione secondo il Piano – continua la Coldiretti – deve essere indirizzata alla riduzione sia numerica che spaziale attraverso le attività venatorie, le azioni di controllo della legge 157/92 articolo 19 e le azioni programmabili nella rete delle aree protette.

«Sono alcuni punti specifici l’oggetto della mobilitazione di oggi – specifica la Cerabona – e vanno nella direzione della richiesta di semplificazione della normativa regionale sui cinghiali. Quindi cosa chiediamo? – continua il direttore di Coldiretti – quattro punti principali».

  1. Consentire agli agricoltori la possibilità di difendere i propri terreni dall’invasione dei cinghiali consentendo, nel caso fossero privi di licenza di caccia, la possibilità di delegare all’abbattimento direttamente un selezionatore;
  2. Consentire l’abbattimento anche con il porto d’armi sportivo e non esclusivamente quello di caccia;
  3. Consentire che i capi abbattuti nello svolgimento delle attività di controllo rimangano nella disponibilità del proprietario o conduttore dei terreni, fatto salvo l’obbligo di procedere ad accertamenti sanitari ai fini della immissione in commercio delle carni;
  4. Consentire all’imprenditore agricolo, esercente attività agrituristica di somministrare, quali prodotti considerati di provenienza aziendale, le carni, anche manipolate o trasformate, di cinghiali abbattuti in controllo.

«Ricordiamo ancora – ribadisce  Maria Cerabona – che i cinghiali rappresentano un problema sociale non solo agricolo. Negli ultimi dieci anni il numero di incidenti gravi con morti e feriti causati da animali è praticamente raddoppiato».

Secondo la stima di Coldiretti su dati Aci Istat gli incidenti stradali sono aumentati dell’81% sulle strade provinciali. E se su arterie statali, provinciali e comunali non ci sono quasi mai reti di respingimento contro i selvatici, sui 6.757 chilometri di autostrada – sottolinea la Coldiretti – esistono protezioni che non sempre sono sufficienti e adeguate a impedire il passaggio di animali di grossa taglia visto che sono state realizzate negli anni '60-'70, quando la grande fauna selvatica era rarissima e le recinzioni avevano lo scopo esclusivo di evitare l'attraversamento del bestiame.

Quelle dell’alba e del crepuscolo sono le ore più a rischio, con i branchi di cinghiali che si muovono razziando cibo nelle periferie urbane o distruggendo campi e colture, riuscendo a percorrere – evidenzia Coldiretti – fino a 40 chilometri alla volta.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Approfondisci

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi