In Italia per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti, meno di 15 centesimi vanno a remunerare il prodotto agricolo per effetto delle distorsioni e delle speculazioni che si verificano lungo la filiera a causa degli evidenti squilibri di potere contrattuale.
Una nuova direttiva europea mette al bando le pratiche commerciali sleali lungo la catena agroalimentare, seguita fin dall’inizio dal relatore del provvedimento il vice presidente della Commissione agricoltura dell’Europarlamento Paolo De Castro, e approvata dal Parlamento Europeo presieduto da Antonio Tajani. Si tratta – sottolinea Coldiretti Reggio Emilia – di un passaggio fondamentale per il futuro del settore agroalimentare europeo che riconosce e combatte le azioni commerciali inique e immorali e che garantisce un trattamento più equo alle piccole e medie imprese agroalimentari.
«Gli agricoltori reggiani e non solo del settore suinicolo e del pomodoro da industria – commenta Assuero Zampini, direttore della Coldiretti di Reggio Emilia - stanno producendo in rimessa, ovvero sostenendo costi di produzione superiori al prezzo che il mercato riconosce alle loro produzioni».
«È necessario sanare una ingiustizia profonda – precisa Zampini – rendendo più equa la catena di distribuzione degli alimenti che vede oggi sottopagati i prodotti agricoli spesso al di sotto dei costi di produzione senza che i consumatori ne traggano alcun beneficio».
Il pomodoro da industria non è tutelato da un accordo tra le Organizzazioni dei produttori e l’industria che dovrebbe essere siglato entro i tempi della semina 2019 che è ormai agli sgoccioli e la campagna rischia di non partire.
Lo stato del comparto suinicolo, che a Reggio Emilia riguarda 206 allevamenti con più di 40 capi cadauno per un totale di circa 263mila suini allevati in provincia, sta vivendo grandi difficoltà riscontrando l’andamento dei prezzi più basso degli ultimi anni.
«Un tema fondamentale per la giusta remunerazione degli agricoltori, in particolare degli allevatori di suini, è l’obbligo dell’origine – continua Zampini. Servono i decreti attuativi per identificare il prodotto agricolo utilizzato in tutta la filiera dell’insaccato come è avvenuto per il settore lattiero caseario. Infatti, con l’origine dei prodotti in etichetta è stata diminuita sostanzialmente l’importazione delle cagliate straniere».
La sentenza che ha fatto cadere il segreto di Stato dei prodotti stranieri importati dovrebbe essere estesa, oltre a quelli lattiero caseari, a tutti i prodotti come ad esempio ai salumi. Il rilevamento all’interno della filiera è necessario per tracciare l’intero percorso del prodotto.
Per difendere gli agricoltori dallo strapotere delle grandi catene distributive è tra l’altro previsto – spiega Coldiretti Reggio Emilia – la cancellazione delle condizioni capestro, dalle vendite last minute degli ordini ai ritardi di pagamento delle forniture alle modifiche non concordate dei contratti fino ai mancati pagamenti per i prodotti invenduti e alle vendite sotto costo e doppie aste. È stato introdotto nel provvedimento anche l’anonimato di chi denuncia tali vessazioni e viene data alle associazioni di rappresentanza la possibilità di presentare le denunce per conto dei propri soci.
Da anni ormai il settore agricolo europeo – continua Coldiretti Reggio Emilia – chiede una normativa Ue che miri ad affrontare queste pratiche, per una filiera agricola e alimentare più giusta, più trasparente, più equa e più sostenibile in tutta l’Unione, dalla quale ogni operatore possa trarre beneficio, a partire dai consumatori.