In Emilia Romagna negli ultimi dieci anni hanno chiuso tre stalle su quattro. A Reggio Emilia, in dieci anni, gli allevamenti di suini si sono più che dimezzati (-54%) e i capi allevati sono diminuiti del 20%.
Gli allevatori di maiali di Reggio Emilia e dell’Emilia Romagna sono tra i più danneggiati dalle importazioni di carni suinicole e insieme con i colleghi di tutta Italia hanno lanciato “La Battaglia di Natale: scegli l’Italia” per tutelare coloro che acquistano prosciutti, salumi, costolette, credendo di mettere prodotto nazionale nel piatto, mentre così non è.
Per difendere gli allevatori italiani dal finto made in Italy, in diecimila sono scesi in piazza a Reggio Emilia, scelta come capitale del made in Italy. Gli allevatori di Reggio Emilia, insieme con i diecimila imprenditori del Brennero hanno quindi chiesto l’etichettatura obbligatoria dell’origine degli alimenti, con una presa di posizione chiara del Governo italiano per l’attuazione della legge nazionale per l’etichettatura obbligatoria degli alimenti, e della Commissione europea che entro il 13 dicembre deve decidere sulla “opportunità” in Europa dell’applicazione del regolamento sull’indicazione di origine (Reg 1169/2011/CE) che è fermo dal 2011”.
Una manifestazione a carattere nazionale quella che si è svolta ieri nella nostra città che l’ha celebrata capitale del Made in Italy per un giorno. La collaborazione delle forze dell’ordine e il giusto spirito degli imprenditori presenti l’ha resa una manifestazione ordinata e pacifica con lo scopo di porre all’attenzione pubblica la necessità di difendere le vere produzioni agricole italiane.
“Un ringraziamento particolare di Coldiretti Reggio Emilia – commenta il direttore Alessandro Scala – va alla Questura, alla polizia Municipale, ai Carabinieri e all’Amministrazione comunale di Reggio Emilia che ha dato prova, ancora una volta, di essere una grande città con un forte spirito di solidarietà e giustizia”.
Al termine della manifestazione una delegazione di dirigenti di Coldiretti, guidati dal presidente Marino Zani e dal direttore Alessandro Scala, hanno incontrato il Prefetto Antonella De Miro a cui hanno consegnato il documento per la difesa del Made in Italy, per gli allevatori ed i coltivatori italiani.
LE RICHIESTE DI COLDIRETTI
Il ministero della Salute renda pubbliche le aziende importatrici
Nei centri di stagionatura dei prosciutti le cosce importate vengano lavorate in stabilimenti separati perché all’uscita non diventino tutti salumi italiani
Attuare la legge nazionale e comunitaria che prevede l’obbligo di indicare in etichetta l’origine dei maiali
Rendere operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori meno di quanto essi spendono per produrre.
Bloccare ogni finanziamento pubblico ad imprese dell’industria alimentare che danneggiano la competitività nazionale.