La Regione rinnova il piano per altri cinque anni e rafforza gli interventi: salgono a 1,8 milioni le risorse alle Polizie provinciali per i piani di controllo, semplificate le procedure.
Valido fino al 2030 su tutto il territorio regionale, il piano rafforza l’azione e introduce strumenti operativi più snelli. Nel 2025 superati i 100mila capi prelevati, in crescita rispetto agli anni precedenti.
Un intervento che si inserisce in un contesto di diffusione ormai estesa della specie su tutto il territorio regionale e che punta a un’azione strutturata e coordinata per limitarne gli impatti su ambiente, sicurezza e attività produttive.
Il nuovo piano rafforza gli strumenti operativi e l’organizzazione delle attività di controllo. L’applicazione riguarda l’intero territorio regionale, comprese le aree urbane, i parchi e le aree naturali protette regionali, mentre restano esclusi i Parchi nazionali e le Riserve statali, per i quali valgono specifiche disposizioni di livello nazionale. Confermata la possibilità per le Polizie Provinciali, soggetto deputato all’attuazione dei piani, di realizzare progetti che consentano l’utilizzo della carabina calibro 22, e della carabina ad aria compressa non depotenziata, qualora sia ottenuto il permesso dalla Prefettura e della Questura territoriale.
Il piano definisce un sistema di intervento modulato in base ai diversi contesti territoriali, con un equilibrio tra efficacia operativa e tutela ambientale.
Sono state inoltre introdotte semplificazioni nelle modalità di rendicontazione delle attività di controllo, con l’obiettivo di rendere più snelle ed efficienti le procedure a carico delle Polizie provinciali. I prelievi e gli abbattimenti sono consentiti esclusivamente a soggetti autorizzati e formati e si svolgono sotto il coordinamento delle Polizie locali provinciali. Possono intervenire operatori istituzionali, guardie venatorie, cacciatori abilitati, proprietari o conduttori dei fondi agricoli, imprese specializzate e, in alcuni casi, anche personale veterinario della sanità pubblica.
Negli ultimi dieci anni, a partire dal 2016, quando è stato approvato il primo piano regionale per il controllo della nutria, sono stati 856.093 gli esemplari prelevati in Emilia-Romagna. Di questi 101.175 sono i capi prelevati nel 2025, in aumento rispetto agli anni, 11.378 sono a Reggio Emilia.