Ridurre la dipendenza dall’estero per fertilizzanti ed erbicidi chimici puntando su digestato e acido pelargonico
L’esplosione dei costi di produzione legata alla guerra in Iran con i rincari energetici non risparmia gli allevatori italiani con una “stangata” fino a 3600 euro ad azienda in due mesi. A denunciarlo è la Coldiretti, sulla base di dati del Centro Studi Divulga.
Secondo l’analisi Divulga, i primi due mesi di guerra – spiega Coldiretti - sono costati fino a 3600 euro agli allevatori italiani, con rincari aggiuntivi che vanno dai 40 centesimi a tonnellata per il latte bovino. A questi si devono aggiungere i costi dell’alimentazione, con una stima fino a 200 euro in più ad ettaro per mais e altri cereali, oltre a fertilizzanti ed energia. Se non si riuscisse a raggiungere una tregua nel conflitto e i rincari dovessero perdurare, il conto rischia di salire a decine di migliaia di euro per le aziende più strutturate.
Pesa il balzo dei fertilizzanti, che si riflette a cascata anche sui mangimi. L’urea è salita a 870 euro a tonnellata, contro i 470 del maggio dello scorso anno (+85%), mentre il nitrato ammonico è passato nello stesso periodo da 369 euro a tonnellata a 510 (+38%), secondo l’analisi Coldiretti su dati Cciaa Torino.
Da qui la necessità di puntare su soluzioni realmente green che consentano di tutelare la salute e al contempo ridurre la dipendenza dall’estero. Un esempio è il digestato, un sottoprodotto della produzione di biogas, ottenuto a partire da biomasse come scarti agricoli e liquami. Viene utilizzato principalmente come biofertilizzante di alta qualità, restituendo nutrienti essenziali al suolo. Coldiretti chiede da anni alla Ue di promuoverne l’utilizzo.
C’è anche l’acido pelargonico, il primo erbicida naturale che aiutata gli agricoltori a controllare le piante infestanti senza danneggiare l’ecosistema. A differenza di altri prodotti chimici, non presenta effetti negativi per l'uomo, l’ambiente, l’acqua ed il suolo essendo rapidamente biodegradabile, né interferisce con la biodiversità. Infatti, non ha effetti residuali, per cui non agisce sulla germinazione dei semi presenti nel terreno. Un’alternativa sostenibile a prodotti come il glifosato, una sostanza cancerogena che finisce nella nostra pasta e persino nel latte materno, e che le multinazionali hanno cercato per anni di far passare falsamente per innocua.