Il clima taglia il 25% della produzione ma la qualità è ottima. Cresce il consumo di un vero e proprio superfood dai molteplici benefici per la salute
È scattata la raccolta delle castagne italiane che quest’anno vedranno un calo della produzione di circa il 25% rispetto al 2025, dovuto principalmente agli effetti dei cambiamenti climatici, con il caldo che potrebbe aver fatto diminuire le rese, anche se la qualità si annuncia ottima. Sono le prime stime della Coldiretti su quello che è uno dei tradizionali simboli dell’autunno ma che negli ultimi anni ha visto una crescente attenzione legata alle proprietà salutistiche, evidenziate dalle ultime ricerche scientifiche.
Accanto al lato salutistico, la castanicoltura resta una risorsa strategica per l’economia delle aree interne: oltre a garantire reddito alle imprese agricole, i castagneti contribuiscono alla tutela del territorio, alla prevenzione del dissesto idrogeologico e al contrasto dell’abbandono delle montagne.
La raccolta delle castagne avviene però per oltre il 60% ancora manuale, risentendo della carenza di manodopera nelle aree montane. Per sostenere il settore servono innovazione tecnologica, nuovi sbocchi commerciali e sistemi di conservazione più efficaci, in grado di rafforzare la competitività delle produzioni italiane.
L’Italia è il primo produttore europeo di castagne e marroni, con una produzione di alta qualità molto apprezzata anche al di fuori dei confini nazionali.